Già Aristotele nel IV secolo a.C. ha definito l’uomo come “animale sociale”, affermando la tendenza dell’essere umano a stare in contatto con l’altro, che addirittura è parte essenziale del definirsi della nostra identità.

L’emergenza sanitaria in corso sta toccando numerosi aspetti della nostra quotidianità e, tra gli altri, la socialità. Parliamo spesso delle conseguenze della pandemia da Covid-19 in riferimento ad economia, vittime, numeri e statistiche. Parallelamente però, c’è una pandemia di diversa natura, subdola e invisibile che espone parte della popolazione a conseguenze complesse e a lungo termine.

La pandemia di Covid-19 ha provocato infatti, soprattutto nelle fasce più giovani e vulnerabili della popolazione, una condizione di stress non convenzionale che non colpisce solo il presente ma che dissesta il futuro.

LA RICERCA SU 6.000 SOGGETTI

Per spiegarci meglio, numeri alla mano, l’epidemia di Covid-19 ha provocato disturbi psicologici durante il lockdown nel 65% degli italiani, con una media europea del 58%: lo evidenzia una ricerca condotta dall’Istituto Elma Research. La ricerca è stata realizzata nel mese di settembre su un campione rappresentativo della popolazione di 6.000 soggetti di 6 paesi (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Polonia) di età compresa tra i 19 e i 70 anni.

Tra i sintomi citati:

  • Insonnia, difficoltà a dormire o risvegli notturni (19%)
  • Mancanza di energia o debolezza (16%)
  • Tristezza o voglia di piangere (15%)
  • Paure e timori eccessivi (14%)
  • Mancanza di interesse o piacere nel fare le cose (14%)
  • Panico e attacchi di ansia (10%)

DONNE, GIOVANI E ANZIANI PIÙ A RISCHIO

«Ad alto rischio – spiega Mencacci direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano – sono soprattutto le donne, i giovani e gli anziani: le prime perché più predisposte alla depressione e più toccate dalle ripercussioni sociali e lavorative, i secondi che hanno visto modificarsi la vita di relazione e subiscono isolamento e perdita del lavoro, gli anziani perché più fragili davanti al virus, alla depressione e alla solitudine. Ma più in generale l’intera popolazione è scossa dall’incertezza che scombina l’attività principale del cervello: quella previsionale, basata sulle esperienze e sull’algoritmo che per vivere costruiamo nella nostra testa. Poiché siamo animali sociali, abitudinari e programmati come specie a dare risposte molto capaci in emergenza, l’adattamento a questa situazione, prolungato a tempo indefinito, provoca uno svuotamento emotivo».

LA PANDEMIA COME DETONATORE DI FRAGILITÀ LATENTI

La pandemia fa da detonatore a fragilità che magari in altri periodi avrebbero “retto” e che invece in questa situazione di forte stress collettivo e individuale continuato nel tempo sono esplose in disturbo di salute mentale. I dati della seconda ondata dall’autunno scorso, sono allarmanti:

  • +30% di ricoveri in psichiatria per atti di autolesionismo e tentativi di suicidio
  • Anoressia +28% di richieste di aiuto
  • Nel 60-70% dei più piccoli troviamo disturbi del sonno, irritabilità e difficoltà di concentrazione
  • Nel 60-70% degli adolescenti prevalgono ansia e depressione.

Davanti a questo quadro emerge l’importanza di gestire tale situazione alla luce del fatto che, ad oggi, sono troppi i cittadini che per problemi economici rinunciano ad un aiuto psicologico, ancora più allarmante pensare che, a subire gli effetti psicologici della pandemia sono proprio le categorie dei giovanissimi e dei lavoratori precari.

Fonti

Il Sole 24 Ore

Elma Research